Yepoda Sephoria Parigi 2026

Parigi

2026

Per Sephoria Paris 2026, 23Bassi progetta per Yepoda uno spazio immersivo che porta nel cuore dell’evento beauty internazionale un frammento di Corea.

IL PROGETTO

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HANOK, BUT MAKE IT YEPODA Tradizione coreana sì. Però rosa, luminosa e piena di skincare.

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WINDOWS 2.0 Le finestre dell’hanok diventano nicchie, schermi e storytelling digitale.

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LUCKY SKIN Quattro gashapon trasformano la skincare in un gioco. Girare la manopola è praticamente obbligatorio.

È Corea vista attraverso Yepoda.

Il concept parte dall’hanok, la casa tradizionale coreana, per reinterpretarne alcuni degli elementi più riconoscibili attraverso il linguaggio contemporaneo, giovane e pop del brand.

Non una ricostruzione filologica, ma una trasformazione: l’architettura coreana diventa retail experience.

La struttura superiore dello stand richiama il ritmo delle coperture tradizionali, con travi, mensole e piccoli elementi circolari ripetuti lungo il coronamento. Tutto viene però alleggerito, semplificato e immerso nella palette morbida di Yepoda, trasformando l’hanok in una piccola architettura pastello dedicata alla skincare.

Un hanok color Yepoda

Il tradizionale rapporto tra struttura lignea, tamponamenti e aperture viene tradotto attraverso una successione di nicchie, griglie, superfici illuminate e piccoli “portali”.

Il rosa cipria costruisce il fondale generale, mentre verdi chiarissimi, gialli e variazioni luminose introducono accenti cromatici che rendono lo spazio immediatamente riconoscibile come Yepoda.

Le grandi lampadine sferiche disposte lungo il perimetro accentuano ulteriormente l’idea di una piccola architettura temporanea, quasi una casa illuminata per una festa.

Il risultato mantiene un equilibrio interessante: il riferimento alla cultura coreana è presente, ma non prende mai il sopravvento sull’identità del brand.

Le finestre diventano contenuto

Una delle caratteristiche principali del progetto è l’integrazione tra architettura ed elementi digitali.

Gli schermi verticali vengono inseriti all’interno della composizione come vere e proprie aperture: non monitor appesi alle pareti, ma finestre contemporanee attraverso cui raccontare ingredienti, routine, prodotti e risultati.

Tra uno schermo e l’altro compaiono nicchie prodotto colorate, piccole librerie dedicate alla skincare e pannelli a griglia retroilluminati.

Fisico e digitale costruiscono così un’unica parete narrativa.

Il prodotto rimane centrale, ma viene inserito all’interno di un sistema capace di spiegare, mostrare e raccontare contemporaneamente.

La skincare diventa gioco

Sul lato dello stand compaiono quattro gashapon machine, reinterpretate nella palette Yepoda.

Le classiche macchine distributrici asiatiche diventano un elemento di engagement: un oggetto immediatamente comprensibile, ludico e fortemente collegato all’immaginario pop coreano e asiatico.

La parete non è quindi soltanto espositiva.

Invita ad avvicinarsi, interagire e scoprire La scritta “Tentez votre chance!” trasforma una parte dello stand in una piccola esperienza di gioco e rende il visitatore protagonista della brand activation.

Dal dettaglio tradizionale al linguaggio pop

Il progetto lavora continuamente sul passaggio tra memoria e reinterpretazione.

Le griglie ricordano le partizioni leggere dell’architettura tradizionale; la sequenza superiore delle travi richiama la costruzione lignea dell’hanok; gli elementi circolari del coronamento suggeriscono il ritmo della copertura.

Ma tutto viene filtrato.

Le proporzioni diventano più morbide, gli spigoli si arrotondano, il legno lascia spazio a superfici monocromatiche e il colore trasforma il riferimento storico in un ambiente contemporaneo.

È proprio questa distanza dalla replica letterale a rendere il concept interessante: non ambientazione coreana, ma design coreano reinterpretato attraverso il brand.

Un piccolo mondo dentro Sephoria

Lo stand lavora anche sul confine.

All’esterno, una grande composizione grafica di campagne Yepoda costruisce un’immagine più energica e urbana; varcata la soglia, il linguaggio cambia e il visitatore entra in uno spazio più delicato, ordinato e quasi domestico.

La struttura superiore definisce chiaramente il volume senza bisogno di chiuderlo.

In pochi metri quadrati lo stand riesce così a essere contemporaneamente:

architettura, display, media wall e activation.

Un piccolo hanok temporaneo che condensa l’immaginario Yepoda e lo porta a Parigi.

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Chiara Andrea

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