Grazie installazione Triennale Milano 2014

Milano

2014

Per i Sette Green Awards, 23BASSI progetta nell’atrio della Triennale di Milano una cupola smaterializzata interamente realizzata in bambù: un’architettura temporanea, leggera e permeabile, pensata per ringraziare le eccellenze italiane impegnate nella sostenibilità.

Una cupola smaterializzata in bambù progettata da 23BASSI per i Sette Green Awards nell’atrio della Triennale di Milano.

IL PROGETTO

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Cupola senza muri. C’è, ma non pesa

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Bambù in Triennale. Altro che piantina

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Grazie in grande. Un biglietto non bastava

Sette Green Awards: una cupola di bambù alla Triennale di Milano

Una cupola che non chiude, una struttura che sembra dissolversi e un unico materiale naturale: nell’atrio della Triennale di Milano, l’allestimento per i Sette Green Awards trasforma un ringraziamento in un’architettura temporanea, leggera e simbolica.

Nel grande atrio della Triennale di Milano, uno spazio monumentale, aperto e attraversato da flussi continui, il progetto per i Sette Green Awards 2014 nasce da un gesto semplice: trasformare un ringraziamento in architettura. Non un fondale per la premiazione e nemmeno una decorazione aggiunta alla sala, ma un’installazione capace di accogliere simbolicamente tutte le persone che, attraverso idee e progetti, avevano contribuito a migliorare il rapporto con l’ambiente.

L’elemento centrale dell’allestimento è una cupola surreale, interamente realizzata in bambù. Una cupola che non chiude, non separa e non costruisce un vero interno: la sua forma viene suggerita dalla ripetizione degli elementi, dal loro ritmo e dalla curvatura complessiva. La materia disegna il volume senza riempirlo, trasformando una figura architettonica tradizionalmente solida e monumentale in una presenza leggera, trasparente e quasi smaterializzata.

Il bambù non viene utilizzato come semplice citazione naturalistica. Diventa struttura, texture e linguaggio del progetto. La ripetizione delle canne crea una trama tridimensionale che cambia continuamente a seconda del punto di osservazione: da lontano si percepisce la figura unitaria della cupola; avvicinandosi emergono la sottigliezza degli elementi, gli incroci e gli intervalli vuoti.

La luce attraversa la struttura e ne modifica la densità, generando ombre e sovrapposizioni. L’installazione non si presenta quindi come un oggetto statico, ma come una figura che cambia durante il percorso: a volte compatta, a volte quasi invisibile. Una piccola architettura capace di esserci senza occupare completamente lo spazio.

La scelta di lavorare con una forma incompleta è anche una dichiarazione progettuale. La sostenibilità non viene raccontata attraverso simboli didascalici, foglie verdi o messaggi aggiunti, ma attraverso un’architettura che riduce la materia e affida gran parte del proprio effetto al vuoto. La cupola esiste perché il visitatore la ricostruisce con lo sguardo: è presente e, allo stesso tempo, sembra sul punto di scomparire.

Inserita nell’atrio della Triennale, l’installazione dialoga con la scala e la simmetria del Palazzo dell’Arte senza cercare di competere con esse. Alla massa delle pareti e dei rivestimenti esistenti risponde con una costruzione temporanea e permeabile; alla geometria rigorosa dello spazio contrappone il ritmo naturale e leggermente irregolare del bambù.

Il risultato è un punto di riferimento visibile dai diversi percorsi dell’edificio, ma capace di lasciare intatta la continuità visiva dell’atrio. Il volume non interrompe lo spazio: lo misura, lo evidenzia e offre un nuovo centro intorno al quale organizzare l’evento.

La struttura diventa anche un luogo di relazione. Non stabilisce un fronte principale e non obbliga a una sola modalità di osservazione: può essere attraversata, costeggiata o scoperta progressivamente. Durante la cerimonia crea uno spazio riconoscibile nel quale incontrarsi, sostare e condividere l’esperienza della premiazione.

L’architettura temporanea assume così il ruolo di una soglia e di un riparo simbolico, costruito non per celebrare esclusivamente un vincitore, ma per includere una comunità di persone, aziende e progetti accomunati dall’attenzione all’ambiente. Era proprio questo lo scopo dichiarato dell’installazione: ringraziare chi aveva contribuito, attraverso impegno e dedizione, a migliorare il Pianeta.

La quarta edizione dei Sette Green Awards si svolse alla Triennale di Milano il 2 dicembre 2014 e premiò le eccellenze italiane in sette categorie dedicate alla sostenibilità. L’installazione di 23BASSI accompagnava questo momento con un linguaggio coerente con i contenuti dell’iniziativa: pochi elementi, un materiale immediatamente leggibile e una forma capace di trasformare un tema ambientale in un’esperienza spaziale.

Il progetto dimostra come anche un allestimento di breve durata possa costruire un’immagine forte e lasciare un ricordo preciso. La sua efficacia non nasce dall’accumulo di oggetti o tecnologie, ma dalla chiarezza di un’unica idea portata fino in fondo: prendere una delle forme più archetipiche dell’architettura, svuotarla del suo peso e ricostruirla attraverso un materiale naturale.

Una cupola che quasi non c’è, ma che riesce comunque a definire un luogo. Perché, a volte, il modo migliore per ringraziare chi prova a migliorare il Pianeta è lasciare che l’architettura faccia spazio.

Corriere della Sera – “Consegnati alla Triennale gli Oscar dell’ambiente”

Corriere della Sera – “Sette Green Awards, i premi per le eccellenze italiane dell’ambiente”

LifeGate – “Sette Green Awards 2014”

Fotografie: Marco Curatolo

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