Anche Torino si veste di Roadmine
Dopo Milano, Roma, Napoli e Padova, Veralab e Overskin approdano anche a Torino. E lo fanno senza mezzi termini, con uno spazio esperienziale che è insieme un manifesto estetico, una beauty destination e un atto d’amore per il capoluogo piemontese. “Tote suma rivà”, recita l’insegna in vetrina, con tanto di mega flacone di Spumone e cornice a bulbi rosa in stile cinema anni ’60. Il messaggio è chiaro: il beauty pop di Cristina Fogazzi è finalmente arrivato anche sotto la Mole, e intende restarci.
Il nuovo store di piazza CLN — progettato dallo studio 23Bassi, già autore delle precedenti aperture — non è solo un punto vendita: è uno dei primi dieci flagship italiani a introdurre il nuovo concept 2025 del brand, che punta su un’esperienza immersiva, iperidentitaria e scenografica, in grado di tradurre lo spirito ironico e diretto di Veralab in spazio architettonico.
L’ambiente è un’esplosione calibrata di colore, ritmo e funzionalità. Ogni area è pensata per facilitare la navigazione del cliente secondo un principio visivo semplice ma efficace: make-up = nero, skincare = rosa, bodycare = rosa chiaro, cromo=fragranze. Un sistema intuitivo che dialoga con l’enorme fascia continua in alto, una vera e propria content highway a videowall che corre lungo tutto il perimetro interno, mixando animazioni, tutorial e messaggi di brand activism.
Come a dire: qui non solo si comprano prodotti, ma si vive una narrazione beauty precisa, accattivante e inclusiva. Le pareti in rete metallica verniciata accolgono gli espositori in ferro verniciato, alternando pieni e vuoti per creare profondità e leggerezza. Il risultato? Uno spazio industrial-pop che unisce struttura e gioco, estetica e racconto.
Gli arredi portano la firma di 23Bassi anche nei dettagli: moduli custom, pannelli forati, mensole integrate, specchi e neon sagomati. L’elemento pavimento — già noto nei flagship di Milano e Roma — si conferma qui in tutto il suo rosa squillante, a griglia geometrica, e accompagna idealmente il cliente in un percorso guidato ma non rigido.
Immancabile anche l’iconica colonna della doppia detersione, che campeggia al centro come un totem quasi sacro. Alta, luminosa, interamente realizzata in metallo verniciato rosa con scritte retroilluminate, ospita i best seller per la pulizia del viso: una vera dichiarazione di intenti.
Altro elemento di design e funzione è il nuovo punto di raccolta dei vuoti Veralab. E no, non è un semplice bidone. È un canestro rosa fluo incastonato in una parete metallica, dove i clienti possono lanciare i flaconi vuoti per partecipare al circuito di riciclo del brand. Un gesto semplice, ma con un’estetica divertente e partecipativa, in perfetto stile Fogazzi. Perché anche fare la raccolta differenziata può (e deve) essere pop.
L’esterno merita una menzione a parte. Le vetrine sono un omaggio ai cinema d’essai anni ’60, con cornici illuminate da bulbi e vetri trasparenti che mettono in scena il prodotto come una star. Da fuori, i videowall proiettano clip e immagini iconiche, mentre la scritta “THIS WAY” indica ironicamente l’ingresso. E come se non bastasse, la makeup station posizionata in vetrina si trasforma in un punto di attrazione anche per i passanti: da un lato postazione trucco, dall’altro maxi schermo LED con una freccia luminosa.
Questo store torinese rappresenta una delle prime realizzazioni del nuovo concept che guiderà le prossime dieci aperture di Veralab e Overskin nel 2025. È il prototipo di una generazione di spazi pensati per essere vivi, dinamici, sociali, “instagrammabili” ma non superficiali. E soprattutto coerenti.
Coerenti con l’identità del brand — ironica, trasparente, relazionale — ma anche con le esigenze di chi frequenta questi luoghi: desidera trovare i prodotti, provarli, conoscere il loro funzionamento e anche… divertirsi un po’.
Il cuore dello spazio make-up è potente, teatrale: luci da backstage, sedute da truccatori, postazioni professionali, pareti specchianti in nero e rosa a contrasto. Un piccolo palcoscenico dove testare texture e colori, raccontato anche nella comunicazione in store, con maxi labbra e sguardi proiettati sugli schermi.
La zona skincare, invece, lavora per sottrazione: volumi rosa pastello, lettering sottile, prodotti ordinati con rigore quasi farmaceutico ma mai freddo. Un equilibrio riuscito tra storytelling visivo e layout funzionale.
Torino accoglie questo nuovo punto vendita come una mini architettura di quartiere: visibile, rumorosa (visivamente parlando), ma capace di integrarsi perfettamente nel tessuto urbano. È una boutique che non vuole sembrare esclusiva ma inclusiva, che invita ad entrare anche solo per guardare. E magari uscirne con uno Spumone in mano e un “töte suma rivà” sulle labbra.
Fotografie: Eleonora Proietti