Nel 2013 23Bassi sviluppa a Mosca il concept di Fetucini, format di ristorazione italiana pensato inizialmente per il mondo delle food court e successivamente declinato in configurazioni più ampie, con sala ristorante e coffee corner.
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Il progetto nasce da un elemento quasi inevitabile quando si parla di cucina italiana all’estero: gli spaghetti.
Invece di cercare di evitare lo stereotipo, decidiamo di fare esattamente il contrario: prenderlo, ingrandirlo e trasformarlo in progetto. L’italianità viene dichiarata senza timidezze e reinterpretata in una chiave grafica, contemporanea e quasi pop. È la stessa filosofia sintetizzata nella scheda originale del progetto: partire dagli spaghetti come segno immediatamente riconoscibile dell’Italia e, per superare il luogo comune, esagerarlo.

Il concept trasforma gli strumenti della cucina italiana in elementi dello spazio.
I mattarelli diventano un sistema luminoso e decorativo che corre sulle pareti e sul soffitto; i divisori in listelli di legno ricordano lunghe fettuccine; la pasta fresca viene esposta quasi come un prodotto prezioso, mentre spaghetti e formati diversi entrano nelle vetrine e nella comunicazione.
Il vecchio progetto descriveva le lampade come grandi “trafilature al bronzo” e indicava proprio mattarelli, pasta essiccata e listelli di legno come gli elementi capaci di costruire l’identità del format.
Non sono decorazioni applicate a un ristorante già progettato.
Sono gli ingredienti stessi a generare l’architettura.
Uno dei segni più riconoscibili del format è il rivestimento a piastrelle bianche e rosse.
Il disegno prende l’immaginario della classica tovaglia a quadri della trattoria italiana e lo trasferisce sul fronte del banco, trasformandolo in una superficie fortemente grafica e immediatamente leggibile anche a distanza.
Nella versione realizzata al Vegas Crocus City di Mosca, il fronte bianco e rosso diventa uno dei principali elementi identificativi del locale. La scheda originale lo definiva esplicitamente una delle “milestone” del format: il frontale doveva essere “a tovaglia”.
Bianco, rosso, nero e legno costruiscono così una palette semplice, riconoscibile e facilmente replicabile.
Sopra il banco, grandi superfici nere trasformano il menu in una serie di lavagne scritte a mano.
È un altro riferimento volutamente familiare: quello dei menu delle piccole trattorie italiane, dove piatti, prezzi e specialità vengono aggiornati con il gesso.
In un contesto internazionale e all’interno di un centro commerciale, quel linguaggio informale produce immediatamente un’idea di cucina autentica, artigianale e quotidiana.
La comunicazione non viene quindi separata dall’interior design: diventa parte dell’architettura del format.
Come in molti dei progetti food sviluppati da 23Bassi, anche qui il back-of-house smette di essere qualcosa da nascondere.
La cucina è a vista e la preparazione diventa parte dell’esperienza.
Pasta e impasti per le pizze vengono lavorati davanti al cliente; ingredienti e prodotti vengono esposti nelle vetrine e l’intero fronte del locale funziona come una grande scena dedicata alla preparazione del cibo. Nel concept originale questa visibilità era esplicitamente descritta come una componente “teatrale” del progetto.
La vetrina non mostra quindi soltanto il risultato finale.
Mostra il fare.
Fetucini nasce come format di franchising destinato alle food court dei centri commerciali, con una prima realizzazione pilota al Vegas Crocus City di Mosca.
Ma il concept viene studiato per poter crescere.
Nelle diverse applicazioni il linguaggio originario viene adattato a superfici e funzioni differenti: il banco compatto può trasformarsi in un vero ristorante con posti a sedere, la struttura in legno diventa un dispositivo capace di definire sala e percorsi, e una parte del locale può assumere la forma di un coffee corner autonomo.
È interessante raccontare nel nuovo sito proprio questa evoluzione: non un’unica soluzione da copiare, ma un vocabolario di elementi riconoscibili con cui costruire configurazioni diverse.
Nelle declinazioni più ampie il sistema di listelli diventa una vera e propria architettura nell’architettura.
Una sequenza regolare di elementi verticali e orizzontali avvolge la zona ristorante, filtra la vista verso la food court e crea un ambiente più raccolto senza chiuderlo completamente.
I grandi tavoli comuni rafforzano l’idea conviviale, mentre rosso, legno naturale e luce calda mantengono il collegamento con il concept originale.
La ripetizione dei listelli richiama ancora una volta il tema della pasta: non in maniera letterale, ma attraverso ritmo, serialità e stratificazione.
In alcune applicazioni il progetto introduce un coffee corner separato.
Qui il linguaggio diventa più asciutto: piastrella nera, struttura metallica, marmo chiaro e una comunicazione grafica ispirata all’Italia del cinema e del dopoguerra.
Le grandi fotografie in bianco e nero rendono il riferimento italiano immediato senza ricorrere nuovamente alla stessa iconografia del banco principale.
È un piccolo format nel format, capace di vivere autonomamente mantenendo una parentela evidente con il resto del progetto.
